Epilogo di un Dittatore

Terribili le immagini del cadavere di Gheddafi che in questi giorni stanno facendo il giro del mondo. Probabilmente se fossi nata e vissuta in Libia quelle immagini mi sembrerebbero bellissime e oggi sarebbe un giorno felicissimo per me, ma per tante altre ragioni oggi il mondo non è un posto migliore, anche con un dittatore in meno, e al popolo libico non verranno restituiti 42 anni di dittatura e di sofferenza.

Niente di eroico per il grande leader della Rivoluzione del ‘69, freddato in mezzo alla folla mentre implorava di essere graziato. Non che alcuni dei suoi predecessori avessero fatto di meglio, da Mussolini, arrestato mentre stava scappando con addosso un uniforme tedesca a Saddam Hussein, catturato ed impiccato, passando per Ceaușescu,  scoperto dalla polizia mentre cercava di fuggire vagando senza meta in piena campagna.

Pare che le ultime parole del Colonnello Muʿammar Abū Minyar ʿAbd al-Salām al-Qadhdhāfī siano state “NON SPARARE!”, come se non avesse saputo che gli avrebbero sparato ugualmente: è stato un gesto incondizionato,  il raìs prima di morire ha avuto paura, come qualsiasi altro uomo davanti il suo giustiziere, la sua personalità forte si è sgretolata nel momento fatale.

Se ne è andato così, implorando di essere lasciato in vita, promettendo soldi se lo avessero liberato, con una pistola alla tempia puntata da un ragazzino e con una grande, grandissima verità: davanti alla morte siamo tutti uguali.

Explicit di un dittatore: “NON SPARATE!”.

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2 responses to “Epilogo di un Dittatore”

  1. Flower says :

    “Quando mi dissero che il cadavere di Mussolini era stato portato a piazzale Loreto, corsi con mia moglie e Filippo Carpi. I corpi non erano appesi. Stavano per terra e la folla ci sputava sopra, urlando. Mi feci riconoscere e mi arrabbiai: ‘Tenete indietro la folla!’. Poi andai al Cln e dissi che era una cosa indegna: giustizia era stata fatta, dunque non si doveva fare scempio dei cadaveri. Mi dettero tutti ragione: Salvadori, Marazza, Arpesani, Sereni, Longo, Valiani, tutti. E si precipitarono a piazzale Loreto, con me, per porre fine allo scempio. Ma i corpi, nel frattempo, erano già stati appesi al distributore della benzina. Così ordinai che fossero rimossi e portati alla morgue. Io, il nemico, lo combatto quando è vivo e non quando è morto. Lo combatto quando è in piedi e non quando giace per terra”. (Sandro Pertini intervistato da Oriana Fallaci per L’Europeo, 27 dicembre 1973, in Intervista con il potere, Rizzoli 2009). Giovanni De Mauro

    http://www.facebook.com/#!/notes/internazionale/nemico/10150919358650002

  2. Roberta says :

    La conoscevo anche io perché l’ho letta ultimamente e l’ho trovata assolutamente vera. I nemici si combattono da vivi, anche se si chiamano Mussolini e Gheddafi. I veri guerrieri, o almeno quelli più onesti, fanno così.

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