Parole da Ricordare

In questi giorni la Società Dante Alighieri sta promuovendo un’iniziativa carinissima per combattere l’attuale tendenza all’eccessiva semplificazione del lessico italiano,cercando di sensibilizzare il pubblico ad un uso consapevole e corretto della nostra lingua.

L’iniziativa si chiama Adotta una parola: attraverso un click è infatti possibile adottare una parola diventandone il custode per un anno, con tanto di attestato elettronico che ne certifica l’adozione.

Credo fermamente nella potenzialità della parola, strumento bellissimo del linguaggio e fondamenta invisibile della comunicazione umana; non per niente il sottotitolo del mio blog è proprio Universi di Parole. Personalmente ho deciso di prendermi cura di INTERSIDERALE, a motivazione, come riporta il mio certificato, del suo significato “tra astri, stelle e segni celesti in generale”, per la sua derivazione da sidus – “stella”, e per la sua famiglia lessicale, tra cui desiderare – “avere sete di stelle” econsiderare – “fissare attentamente gli occhi della mente in una cosa, come chi fissa una stella”. Bello,no?

Sì,sono proprio dei bellissimi universi le parole. Vi siete mai soffermati a pensare a quanta potenza risieda in esse? Quanto siano importanti ed essenziali? Amo le parole per tutto quello che significano e possono significare, per tutto quello che celano dietro la loro forma e i loro suoni; le amo per i loro paradossi, perché sono così sfumate eppure così esatte, per la loro poliedricità. Le amo perché ne ho bisogno, perché sono ancore di salvezza quando siamo tristi, ganci appesi al cielo nei momenti di impasse e le spade (che dire della somiglianza tra le parole inglesi word e sword?!) che possono sferrarci il colpo mortale. Quanto possiamo far male, umiliare, con le parole?

E poi, le parole sono belle, belle come la parola RICORDARE che come ci ricorda Eduardo Galeano, bravissimo scrittore uruguaiano, nasconde il suo significato più intimo nella sua etimologia: dal latino RE-CORDIS – “ripassare dalle parti del cuore”. Che meraviglia. Che meraviglia ricordare e ricordare a memoria, espressione che in inglese si dice by heart, con il cuore (Gli inglesi sono sempre più scaltri con le parole!).

Allora io voglio ricordare a memoria, voglio ricordare tutto con il cuore, tutte le parole belle e brutte a memoria, ma non solo le parole… voglio ricordare occhi a memoria, mani a memoria, movimenti a memoria, odori e suoni a memoria. Voglio ricordare la mia Terra a memoria.

E voglio concludere questo mio farneticamento sulle parole ricordando un grande scrittore a cui devo e dobbiamo molto, uno scrittore che con le parole ha giocato e ci ha fatto giocare, che ci ha divertito e ammaliato, un prestigiatore di parole: Gianni Rodari.

IL SASSO NELLO STAGNO

 “…Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati alla vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra di loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.  

Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta, suoni, immagini,  analogie, ricordi, significati e sogni., in un movimento che interessa l’esperienza, la memoria, la fantasia, l’inconscio (nota nostra: non in senso psicanalitico ma come il non ancora conscio, ricordi, emozioni, desideri  che non hanno ancora parole o immagini per essere espressi, il non detto, quello che non sappiamo o non vogliamo dirci, che non sappiamo, che non possiamo, o che non vogliamo vedere dentro di noi) e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare, e censurare, costruire e distruggere…”

(La Grammatica della Fantasia – Gianni Rodari)

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