Archive | maggio 2012

Ti ricordi quella strada? Eravamo io e te, e la gente che correva e gridava insieme a noi.

Stamattina mi è venuto in mente quel 1° maggio di tanti anni fa, era il mio primo anno a Roma, il mio primo concerto in Piazza San Giovanni e io avevo ancora 19 anni, mettevo delle lunghissime gonne a fiori e grandi orecchini colorati.

C’eri tu, che avevi 19 anni come me ma eri già più grande. Ci conoscevamo solo da qualche mese, ma come in quei rapporti unici e irripetibili che solo a quell’età si riescono ad instaurare con quell’intensità, era come se ci conoscessimo da sempre.

C’era il sole e faceva caldo, non come oggi che piove e la primavera stenta ad arrivare.

Avevo comprato alle bancarelle una di quelle magliette che adesso non metterei per nulla al mondo, verde bottiglia con la scritta “Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai”, una stella rossa sul cuore e con un evidente riferimento politico, anche se io in realtà l’avevo presa perché la frase era la strofa di una canzone di De Gregori che mi piaceva tanto.

Poi avevamo incontrato gli altri, avevamo mangiato il panino con la porchetta e bevuto vino dalle bottiglie di amici di amici, avevamo ballato in mezzo alla folla, fatto la pipì al Mc Donald’s di Via Appia che sembrava una latrina, comprato le ciambelle allo zucchero a fine serata e poi avevamo dormito nel tuo letto in quella casetta in Via Gallia.

Il giorno dopo saremmo andate a lezione con lo stomaco sottosopra e con i capelli che puzzavano, il prof. ci avrebbe preso in giro vedendoci in quel modo, avremmo mangiato il gelato da Cortesi con P. e S. in pausa pranzo e il pomeriggio saremmo andate a sederci sugli scalini di Piazza di Spagna. Ci sentivamo già grandi per il solo fatto di vivere da sole ed andare all’università, ma soprattutto ci sentivamo invincibili, del tipo che qualsiasi cosa sarebbe successa, noi avremmo trovato il modo. Noi…

Mi guardo in un riflesso, mi chiedo che fine abbia fatto quella ragazza con i capelli lunghi, gli orecchini grandi e le gonne comprate in Via Sannio che studiava spagnolo e che si ubriacava con un sorso di vino. I miei vestiti sono da grande, la mattina mi alzo presto per andare a lavoro, rido di meno e nelle pause pranzo non ci sei tu, non ci sono le altre, non c’è Roma.

C’è tanto altro di importante adesso, lo so, ma oggi ho nostalgia di tutte quelle cose che sono state e che non sono più.

Allora ti scrivo, siamo lontane, tu te ne stai lì, nella tua isola, nella tua torre d’avorio e stai male. Non ti parlo di noi, di quel primo maggio, della nostra vita prima. Forse ti farebbe piacere, ma sarebbe un pensiero troppo penoso per te, adesso. Ti scrivo di tutto ma non ti dico niente.

Non passa un giorno in cui non mi chieda perché tutto questo sia toccato a te che sei sempre così positiva, entusiasta e felice e non a uno di quei gratuitamente depressi qualunque che si pigliano a male per tutto e che se stanno a casa o no è lo stesso.

Lo so che è un pensiero abominevole, ma la tristezza gioca brutti scherzi.

Ad ogni modo, poi ci penso e ogni volta la risposta è troppo ovvia: è successo a te perché tu sai come affrontare tutto, tu lo trovi sempre, il modo… perché le tue spalle sono piccoline ma tanto forti, perché nella sua logica la vita è più o meno tutto fuorché scontata, perché tu vincerai ancora e torneremo a mangiare porchetta e bere vino insieme, Amica mia.

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