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Ti ricordi quella strada? Eravamo io e te, e la gente che correva e gridava insieme a noi.

Stamattina mi è venuto in mente quel 1° maggio di tanti anni fa, era il mio primo anno a Roma, il mio primo concerto in Piazza San Giovanni e io avevo ancora 19 anni, mettevo delle lunghissime gonne a fiori e grandi orecchini colorati.

C’eri tu, che avevi 19 anni come me ma eri già più grande. Ci conoscevamo solo da qualche mese, ma come in quei rapporti unici e irripetibili che solo a quell’età si riescono ad instaurare con quell’intensità, era come se ci conoscessimo da sempre.

C’era il sole e faceva caldo, non come oggi che piove e la primavera stenta ad arrivare.

Avevo comprato alle bancarelle una di quelle magliette che adesso non metterei per nulla al mondo, verde bottiglia con la scritta “Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai”, una stella rossa sul cuore e con un evidente riferimento politico, anche se io in realtà l’avevo presa perché la frase era la strofa di una canzone di De Gregori che mi piaceva tanto.

Poi avevamo incontrato gli altri, avevamo mangiato il panino con la porchetta e bevuto vino dalle bottiglie di amici di amici, avevamo ballato in mezzo alla folla, fatto la pipì al Mc Donald’s di Via Appia che sembrava una latrina, comprato le ciambelle allo zucchero a fine serata e poi avevamo dormito nel tuo letto in quella casetta in Via Gallia.

Il giorno dopo saremmo andate a lezione con lo stomaco sottosopra e con i capelli che puzzavano, il prof. ci avrebbe preso in giro vedendoci in quel modo, avremmo mangiato il gelato da Cortesi con P. e S. in pausa pranzo e il pomeriggio saremmo andate a sederci sugli scalini di Piazza di Spagna. Ci sentivamo già grandi per il solo fatto di vivere da sole ed andare all’università, ma soprattutto ci sentivamo invincibili, del tipo che qualsiasi cosa sarebbe successa, noi avremmo trovato il modo. Noi…

Mi guardo in un riflesso, mi chiedo che fine abbia fatto quella ragazza con i capelli lunghi, gli orecchini grandi e le gonne comprate in Via Sannio che studiava spagnolo e che si ubriacava con un sorso di vino. I miei vestiti sono da grande, la mattina mi alzo presto per andare a lavoro, rido di meno e nelle pause pranzo non ci sei tu, non ci sono le altre, non c’è Roma.

C’è tanto altro di importante adesso, lo so, ma oggi ho nostalgia di tutte quelle cose che sono state e che non sono più.

Allora ti scrivo, siamo lontane, tu te ne stai lì, nella tua isola, nella tua torre d’avorio e stai male. Non ti parlo di noi, di quel primo maggio, della nostra vita prima. Forse ti farebbe piacere, ma sarebbe un pensiero troppo penoso per te, adesso. Ti scrivo di tutto ma non ti dico niente.

Non passa un giorno in cui non mi chieda perché tutto questo sia toccato a te che sei sempre così positiva, entusiasta e felice e non a uno di quei gratuitamente depressi qualunque che si pigliano a male per tutto e che se stanno a casa o no è lo stesso.

Lo so che è un pensiero abominevole, ma la tristezza gioca brutti scherzi.

Ad ogni modo, poi ci penso e ogni volta la risposta è troppo ovvia: è successo a te perché tu sai come affrontare tutto, tu lo trovi sempre, il modo… perché le tue spalle sono piccoline ma tanto forti, perché nella sua logica la vita è più o meno tutto fuorché scontata, perché tu vincerai ancora e torneremo a mangiare porchetta e bere vino insieme, Amica mia.

Certe Notti

Buonanotte

Anima mia

adesso spengo la luce

e così sia.

Angoli di cielo

Quando sta cosa ha avuto inizio sapevo già che in qualche modo sarebbe andata bene perché avevo da poco salutato Cri e poi era il giorno del tuo compleanno.

Da quando te ne sei andata non ho mai smesso di cercarti e ho imparato a cogliere tutti i tuoi segnali ovunque, ne vedo tantissimi, da sempre… perché ecco, vedi, tu non ci sei più da tanto tempo ma il mondo è ancora stracolmo di rimandi a te.

L’ultima volta che ho fatto quella cosa è stato a Parigi, qualche mese fa. Ricordavo quella tua foto davanti alla Torre Eiffel, non dalla parte del Trocadero, dall’altra, quella dei giardini. C’era il sole e sorridevi, avrai avuto la mia età, non so a cosa stavi pensando però avevi gli occhi sereni e stavi bene. Ho assunto la tua stessa posizione e ci ho provato con tutta me stessa a somigliarti, ma non ce l’ho fatta, il risultato non è stato altrettanto bello.

La verità è che volevo vedere un angolo di cielo che avevi visto anche tu.

E poi ti ho cercato in tantissimi volti di donne, ma non somigli mai a nessuna, cavolo, la storia dei 7 sosia con te ha proprio toppato e l’unica figura vagamente simile a te è la mia riflessa allo specchio, ma sono in assoluto la tua brutta copia.

Mi manchi e la cosa più triste è che non posso nemmeno dirtelo.